Murmur Mori

MEDIEVAL MUSIC AGAINST MODERN SOCIETY – Tote Bag

100% organic cotton, high quality print.
Frame design:  9th century,  Milan (ms. BSB Clm 343, folio 17v)

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ORIENTIS PARTIBUS: A Medieval Holiday Song For The Ass

Canzoni per le feste? Ecco Orientis Partibus, la canzone dell’asino!

Quale periodo, se non il Medioevo, poteva generare una canzone così ironica e originale? Dietro questa composizione, che risale al XIII secolo ed è conservata nel manoscritto “Officium stultorum ad usum Metropoleos ac primatialis Ecclesiae Sennonensis”, conservato presso la Biblioteca comunale di Sens, si cela una delle feste più incredibili dei secoli medievali: la “Festa dell’asino” strettamente collegata alla “Festa dei folli”, probabilmente un adattamento cristiano della festa pagana romana chiamata “Cervulus”. Nel Medioevo esisteva una concezione del sacro e del profano molto diversa dalla nostra e questa festa, che arriva a drammatizzare la funzione religiosa stessa includendo la partecipazione degli asini alla messa, ne è un ottimo esempio. Bisogna considerare che durante i secoli medievali le chiese erano luoghi polivalenti in cui, oltre alla celebrazione della Santa Messa, si svolgevano raduni e pacificazioni di controversie; in tempi di necessità diventavano anche ospedali per pellegrini e malati, nonché rifugi per i perseguitati. Capitava spesso che gli animali entrassero all’interno e quindi non dovrebbe sorprendere che, durante particolari feste, i chierici danzassero vicino al tabernacolo mentre degli asini venivano condotti tra le navate e adornati con sontuose bardature. 

Ma perché succedeva tutto questo?

Nei tempi antichi gli animali avevano grande importanza e all’asino, essendo molto presente nella vita quotidiana delle persone, venivano attribuiti molti significati simbolici. L’asino è stato identificato come simbolo di “bontà”, essendo saggio come l’asina di Balaam e una cavalcatura paziente non solo per le persone umili, ma anche per i profeti e per Gesù stesso; ma l’asino è anche simbolo di “male” fin dai tempi dell’antico Egitto, essendo collegato a Seth. I cristiani lo contrapponevano al bue, simbolo del cristianesimo, nella capanna della natività di Gesù. A causa del suo enorme fallo, è anche ritenuto pagano e desideroso dei piaceri carnali della vita, come l’asino d’oro di Apuleio o quello di Dioniso. L’ingresso trionfale di Gesù a Gerusalemme a dorso d’asino rappresenta la vittoria del cristianesimo sugli antichi dei e la croce che l’asino porta sulla schiena allude a quella portata da Gesù sul monte Calvario.

L’asino era quindi celebrato durante le feste invernali e, in un’epoca di tanta ricchezza in arte e musica, vennero scritte canzoni a lui dedicate per accompagnare queste processioni in suo onore. Orientis Partibus è una di queste ed è attribuita al prelato francese Pierre de Corbeil, Arcivescovo di Sens e vissuto tra il XII e il XIII secolo. Questa è la nostra versione: buon ascolto e buon Inverno!

Murmur Mori © 2024 – Edizioni Stramonium

Make love, not crusades: le canzoni di crociata degli amanti in partenza per la Terra Santa

Le canzoni di crociata degli amanti in partenza per la Terra Santa

“Amas e chantas soven”, ama e canta spesso, questo è il consiglio dato da Amore a Peirol nella tenso da lui scritta e in cui Amore cerca di convincerlo a non intraprendere la crociata; aggiungendo che “molti amanti si allontaneranno piangendo dalle loro dame”. Ci sono canzoni scritte per incoraggiare le persone a partire, ma altre invece ci offrono un punto di vista molto diverso: un lamento femminile in lingua veneziana antica, straziante nella descrizione della casa vuota dopo la partenza del marito; il trovatore Marcabru, in una poesia che ricorda sia la chanson de toile che la pastorela, racconta dell’incontro con una donna in lacrime vicino ad una fontana, maledicendo re Luigi VII di Francia, promotore della seconda crociata, che portò via il suo amante. Anche per gli uomini l’addio era tanto difficile da far loro desiderare di restare, come cantava Chardon de Croisilles: “Sono costretto a lasciare colei che più ho amato per servire il Signore Dio mio creatore, e tuttavia appartengo completamente ad Amore”. Murmur Mori evita di dare voce a coloro che promossero le crociate, per lasciare spazio alle fonti ed alle canzoni, compresi alcuni primi testi in volgare Italiano, di coloro che soffrirono aspettando il ritorno dell’amore.

Murmur Mori © 2024 – Edizioni Stramonium

CRUS OCELLE MEUM VELLE: una canzone d’amore del Nord Italia dal secolo XI

Una canzone d’amore del secolo XI proveniente dal Nord Italia

Una melodia ed un testo profano di 1000 anni fa, racchiusi in un unico manoscritto del Nord Italia composto tra Lodi e Novara. La notazione musicale sopra il testo medio-latino del manoscritto Vat.Lat.3251 è semidiastematica ed è indicata l’altezza della nota Fa.

Questa è la prima registrazione completa mai registrata di questo brano.

Sotto le verdi fronde che filtrano la luce del sole mattutino, o forse tra le mura di un freddo e tranquillo scriptorium dell’XI secolo, una mano anonima scrisse il carmen amatorium “Crus ocelle meum velle”, una lirica amorosa quasi ermetica nel suo linguaggio ricco in allusioni ed esoterismo: un dolce susseguirsi di immagini malinconiche e meravigliose che sbocciano gravide nella loro innocente disperazione, chi ascolta i versi è invitato ad amare prima di perdere la fioritura della giovinezza e marcire, e la fede tradita è paragonata ad una quercia brutalmente tagliata che, anche se ripiantato, non genererà più nuove foglie.

Murmur Mori © 2024 – Edizioni Stramonium

O ADMIRABILE VENERIS IDOLUM: una carmina italiana del secolo XI

Una carmina dell’XI secolo proveniente dal Nord Italia. 

Il testo di questo canto dell’XI secolo, di probabile origine veronese, è indirizzato ad un giovane che sta per intraprendere un viaggio e traverserà il fiume Adige. Il poeta gli indirizza parole d’amore, si rattrista della sua lontanza ed invoca divinità pagane quali Nettuno, Teti, Cloto e Lachesi perché possano proteggerlo sulla via. La melodia proviene dal cod. 318 dell’Abbazia di Montecassino, il quale contiene anche la più antica raffigurazione conosciuta ad oggi della Mano Guidoniana.

Murmur Mori © 2024 – Edizioni Stramonium

Canzoneta, va!: poesia e musica tra Francia ed Italia nei secoli XII e XIII

Poesia e Musica tra Francia e Italia nei secoli XII e XIII.

Amor cortese e cavalleria nelle liriche degli antichi trovatori. I provenzali Raimbaut De Vaquerais, Aimeric de Peguilhan, Guillelma de Rosers, Giraut de Borneill sono alcuni tra i tanti che introdussero la poesia cortese in lingua provenzale nelle corti italiane, influenzando trovatori, giullari e poeti italiani come Sordel, Lanfranc Cigala, Gherardo Patecchio e altri autori, anche anonimi, che cominciarono a usare i propri volgari italiani ispirandosi non solo al provenzale ma alla chanson de geste della Francia settentrionale. Le loro opere finalmente risuonano grazie alla ricerca e alla performance dell’ensemble MURMUR MORI.

Murmur Mori © 2023 – NovAntiqua

Dançando la fressca Rosa: ballate e poesia giullaresca

I Memoriali Bolognesi furono scritti da notai e contengono ballate e rime che rappresentano tra le più antiche testimonianze di poesia in volgare, come quelle contenute nel manoscritto Vaticano Latino 3793. La maggior parte di queste poesie furono scritte per essere cantate e suonate ed infatti, anche se sono arrivate a noi senza notazione musicale nei manoscritti, hanno spesso indicazioni testuali che attestano la loro forma musicale. Abbiamo musicato queste liriche utilizzando riproduzioni di strumenti medievali, fondendo l’eredità della musica popolare italiana assieme alle fonti manoscritte della musica secolare del Medioevo, per riscoprirne il suono e la musicalità ed evitare che rimangano confinate in studi letterari. La musica qui presentata si concentra sulla poesia giullaresca dei secoli XIII e XIV e sulla forma musicale della ballata. Canzoni d’amore, di satira e per danzare. Il libretto di 16 pagine contiene un’introduzione del prof. Tito Saffioti.

Murmur Mori © 2022 – Edizioni Stramonium

Concerto a Montorfano

L’alba del volgare Italiano

Un viaggio musicale che porta alla scoperta della prima poesia vernacolare italiana, attingendo a fonti manoscritte medievali e ai modi musicali popolari dal XII secolo ai giorni nostri, l’ensemble Murmur Mori ha messo in musica questi testi per ricostruire l’atmosfera sonora e divulgare la storia delle prime poetesse, poetesse e giullari che popolavano le piazze e le corti d’Italia. I versi della Scuola Siciliana, della Scuola Toscana, rivivono della loro musicalità, assieme ad altre tracce rinvenute in registri notarili e libri antichi. Un disco dal vivo registrato all’interno della chiesa medievale di San Giovanni in Montorfano.

Murmur Mori © 2021 – Edizioni Stramonium

Aiuta De’, vera lus et Garçat – Rex Glorioso

L’Alba era un genere poetico molto diffuso nei secoli XII e XIII, nel quale due amanti, dopo una notte d’amore, si struggono per l’arrivo dell’alba, momento in cui devono separarsi in fretta se non vogliono essere scoperti dal “gilos”, il di lei marito. Bisogna ricordare che in passato i matrimoni non avvenivano per amore e, secondo le leggi dell’Amor Cortese, era normale che una donna avesse un solo amante, scelto per vero e sincero amore, oltre al marito. Spesso in questi componimenti i versi erano cantati da una quarta figura, chiamata “sentinella”. Essa poteva essere maschio o femmina ed aveva il compito di sorvegliare i due amanti e destarli lestamente in caso di problemi o al sorgere del Sole. L’Alba più celebre a noi giunta completa di musica è quella di Giraut de Borneill, trovatore nato in Aquitania e chiamato dai suoi contemporanei “maestro dei trovatori”. I confini geografici nel XII e XIII secolo erano molto diversi da oggi e dalla Provenza questo motivo musicale e poetico di successo giunse anche nel nord Italia. “Aiuta De’” è la traduzione del testo occitano “Rei glorios” di Giraut in un volgare piemontese, scritta nel XIII secolo, prima del 1240, e conservata nel manoscritto E 15 sup. della Biblioteca Ambrosiana di Milano. Databile intorno al 1240, questo documento è una testimonianza del fatto che questo brano era ben conosciuto nel nord Italia. La versione di Murmur Mori unisce il testo italiano alla versione con musica di Giraut de Borneill contenuta nel ms. Français 22543 della Biblioteca nazionale di Francia. Nel testo italiano purtroppo l’ultima strofa risulta illeggibile, l’ensemble ha voluto colmare questa lacuna con il canto di un uccelletto mattutino.

 Murmur Mori © Edizioni Stramonium – 2022

 

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Concerto a Montorfano + Dançando la fressca rosa: 20 €











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